Per Chi Per Che Cosa?

Per Chi Per Che Cosa? Qual è il complemento che risponde a per chi per che cosa? – Per chi Per che cosa? Sono complementi di causa perché giustificano l’azione o la persona che ha compiuto l’azione. Che cosa è inoltre un complemento indiretto.

Che complemento è per chi per che cosa?

Domanda di: Osea Valentini | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2023 Valutazione: 4.7/5 ( 9 voti ) “Per chi”, “per che cosa” possono rispondere al complemento di causa e, quindi, indicano la persona o la causa per cui viene compiuta l’azione espressa dal predicato. Quello di causa appartiene proprio alla categoria dei complementi indiretti. Il quesito a cui rispondere, ad esempio, è per colpa di chi?

Qual è il complemento che risponde alla domanda per che cosa?

Complementi della grammatica italiana I complementi diretti Complemento oggetto : risponde alle domande “Chi? Che cosa?”. Esempio: ha lodato suo fratello. Ha mangiato una mela E’ retto dai verbi predicativi (transitivi attivi) Complemento predicativo del soggetto : risponde alla domanda “come?”.

Esempio: è’ giudicato severo dagli alunni. E’ stato eletto presidente lo scorso anno. E’ retto da verbi copulativi alla forma passiva. Introdotto anche da: di, a, da, come, in conto di, in funzione di. Complemento predicativo dell’oggetto : risponde alla domanda “come?”. Esempio: giudicano il professore severo E’ retto da verbi copulativi alla forma attiva Note Il complemento oggetto si chiama complemento oggetto partitivo quando è introdotto dall’articolo partitivo.

Es.: ho comprato delle mele. Si chiamerà complemento dell’oggetto interno se il complemento oggetto ha un significato simile o la stessa radice del verbo. Es.: ha vissuto una vita con molte difficoltà. Tutti questi complementi possono essere espressi da particelle pronominali.

Il verbo copulativo deve legarsi ad un nome o aggettivo per avere senso compiuto. Il complemento predicativo è retto dai verbi copulativi che indicano modi di essere (nascere, vivere, morire, trasformarsi in, risultare, crescere,rimanere) e da verbi transitivi quali: 1. Gli appellativi (essere detto, essere chiamato, essere nominato).2.

Gli elettivi (essere eletto, essere proclamato, essere scelto come).3. Gli estimativi (essere giudicato, essere ritenuto, essere stimato).4. Gli effettivi (essere fatto,essere reso,essere ridotto,essere riconosciuto.). Questi ultimi sono alla forma passiva e devono essere usati esclusivamente per il complemento predicativo del soggetto; alla forma attiva per il complemento predicativo dell’oggetto.

  • I complementi indiretti Complemento d’agente : risponde alla domanda “da chi?”.
  • Esempio: è stato assunto da Davide.
  • E’ introdotto dalla preposizione semplice “da”.
  • Complemento di causa efficiente : risponde alla domanda “da che cosa?”.
  • Esempio: il tetto è stato rovinato dalla grandine.
  • E’ introdotto dalla preposizione semplice “da”.

Complemento di denominazione : risponde alle domande “chiamato come? Di quale nome?”. Esempio: ieri ho visitato la città di Napoli. E’ introdotto dalla preposizione semplice “di”. Complemento di vocazione o vocativo : Esempio: accomodati, Luca. Sta attento al cane, Luigi.

Non è introdotto da alcuna preposizione. Complemento di esclamazione o esclamativo : Esempio: Che noia! Non succede niente. Non è introdotto da alcuna preposizione. Complemento di termine: risponde alle domande “a chi? A che cosa?”. Esempio: Abbiamo parlato al professore. E’ introdotto dalla preposizione semplice “a”.

Complemento di specificazione : risponde alle domande “di chi? Di che cosa?”. Esempio: il cane di Alessandro è stanco. E’ introdotto dalla preposizione semplice “di”. Complemento partitivo : indica una parte di un tutto e risponde alle domande “di/tra chi? di/tra cosa?”.

  • Esempio: Domenico è il più bravo della classe.
  • Tre tra quelle spille sono mie.
  • E’ introdotto dalle preposizioni semplici “di, tra”.
  • Complemento di tempo (determinato): risponde alle domande “quando? In quale tempo?”.
  • Esempio: Mozart è nato nel 1756.
  • E’ introdotto dalle preposizioni semplici “a, in, di, su, tra” o da “verso, circa, intorno”.

Complemento di tempo (continuato): risponde alle domande “quanto? Per quanto tempo?”. Esempio: la guerra durò cinque anni. E’ introdotto da “per, durante, in, oltre”. Complemento stato in luogo : risponde alle domande “dove? In quale luogo?”. Esempio: abitiamo a Roma.

Viviamo in Toscana. E’ introdotto da “in, su, a, fra, sopra, sotto, fuori, davanti, dentro, presso, oltre, accanto a, all’interno di”. Complemento moto a luogo : risponde alle domande “dove? In quale luogo? Verso quale luogo?” Esempio: ci siamo recati ad Alessandria. E’ introdotto da “in, da, su, per, verso, sopra, sotto, dentro, davanti, dietro, fino a, in direzione di”.

Complemento moto da luogo : risponde alle domande “da dove? Da quale luogo?”. Esempio. Siete tornati da Savona. E’ introdotto da “da, di”. Complemento per/ attraverso luogo: risponde alle domande “per dove Attraverso quale luogo?”. Esempio: siamo andati per il bosco.

Andavamo di qui, spesso. E’ introdotto da “per, da, di, attraverso, in mezzo a, da una parte all’altra di”. Complemento di causa: risponde alle domande “perché? Per quale motivo? Per quale causa?”. Esempio: sono rientrato in casa per la pioggia. E’ introdotto da “per, a, di, da, con, a causa di, a motivo di, per colpa di, per via di”.

Complemento di fine o scopo: risponde alle domande “perché? Per che cosa? Per quale fine? Per/con quale scopo?”. Esempio: mangia solo per vivere. Va a scuola per imparare. E’ introdotto da “per, a, in, da, di, al fine di, allo/con lo scopo di”. Complemento di origine o provenienza : risponde alle domande “da chi? Da che cosa? Da dove?”.

  1. Esempio: è nato da una famiglia benestante.
  2. E’ introdotto dalla preposizione semplice “da”.
  3. Complemento di separazione o allontanamento : risponde alle domande “da chi? Da che cosa?” Esempio: ci liberammo da quel ladro.
  4. Si separò dalla propria famiglia.
  5. E’ introdotto dalla preposizione semplice “da”.
  6. Complemento di modo o maniera : risponde alle domande “in che modo? In che maniera?” Esempio: camminava velocemente.

Hai superato l’esame con facilità. E’ introdotto da “con, a, di, in, da, per, alla maniera di, a modo di, come”. Complemento di mezzo o strumento : risponde alle domande “per mezzo di chi/che cosa? Con quale mezzo?”. Esempio: la lettera è arrivata tramite posta.

Ha vinto la gara grazie all’amico. E’ introdotto da “con, per, di, in, da, per mezzo di, grazie a, mediante, tramite, per opera di, attraverso”. Complemento di compagnia : risponde alla domanda “con chi?”. Esempio: andò con Mario. Abita assieme ai nonni. E’ introdotto da “con, insieme con, assieme a, in compagnia di”.

Complemento di unione : risponde alla domanda “con che cosa?” Esempio: siete stati trovati con la droga. Ha corso con il cronometro. Complemento di materia : risponde alle domande “di che cosa? Di Quale materia?”. Esempio: quel gioiello è d’oro. Non sarà la tua spada di legno a impaurirmi.

  1. E’ introdotto dalla preposizione semplice “di” e raramente da “in”.
  2. Complemento di argoment o: risponde alle domande “di che cosa/di chi? Su chi/su che cosa? Intorno a chi/che cosa?”.
  3. Esempio: ho letto un articolo a proposito del computer.
  4. Parliamo sempre della nostra squadra ogni lunedì mattina.
  5. E’ introdotto da “di, su, sopra, intorno a, riguardo a, a proposito di, per, circa, inerente il, in merito a”.

Complemento di qualità : risponde alle domande “con che cosa? Di che tipo?”. Esempio: ho visto un bimbo dal viso pallido e di alta statura. Quella signora con i capelli lunghi è la nostra maestra. e’ introdotto dalle preposizioni semplici “di, da, a, con”.

  1. Complemento di limitazione : risponde alle domande “in che cosa? Per che cosa? Secondo chi? In quanto a chi?/che cosa?”.
  2. Esempio: superò tutti in matematica,
  3. Andrea è il più bravo nelle materie umanistiche.
  4. E’ introdotto da “in, per, da, di,a in quanto a, in fatto di, riguardo a, rispetto a, limitatamente a”.

Complemento di paragone : risponde alle domande “di chi?/ che cosa? Come chi?/ che cosa?”. Esempio: abbiamo sempre studiato più di te. Luigi è più educato di te. Siete bravi come noi. E’ introdotto dalla preposizione semplice “di” e da “come”. Complemento di esclusione o eccettuativo : risponde alle domande “tranne quale?/ che cosa? Escluso chi?/ che cosa?” Esempio: mi piacciono tutti i formaggi tranne la gorgonzola.

  1. E’ brava in tutte le materie eccetto ginnastica.
  2. E’ introdotto da “eccetto, salvo, fuorché, tranne, all’infuori, se non, a eccezione di, meno”.
  3. Complemento concessivo : risponde alle domande “nonostante chi?/che cosa? Malgrado chi?/ che cosa?” Esempio: nonostante il mio aiuto, non sei riuscito a superare l’esame.

Malgrado il suo comportamento è stato promosso. E’ introdotto da “con, contro, nonostante, malgrado, a dispetto di”. Complemento di sostituzione o scambio : è introdotto da “invece di chi?/che cosa? Al posto di chi?/che cosa?” Esempio: ha preso il libro di geografia invece di quello di scienze.

Il nuovo museo è stato inaugurato dal prefetto al posto del sindaco. E’ introdotto da “per, con, invece di, al posto di, in luogo di, in cambio di”. Complemento di abbondanza : risponde alle domande “di chi? Di che cosa?” Esempio: la Finlandia è ricca di laghi. L’ Olanda, piena di polder e terre sotto il livello del mare, è un paese che fa parte del Benelux.

E’ introdotto da “ricco di, pieno di, colmo di, fornito di”. Complemento di privazione : risponde alle domande “di chi? Di che cosa?”. Esempio: certa gente è assolutamente priva di onestà ed educazione. E’ introdotto da “povero di, privo di, manca di”. Complemento di vantaggio: risponde alle domande “a chi?/che cosa? Per chi?/che cosa?” Esempio: ho lavorato tutta la notte per te.

Mangiare sano aiuta alla salute. E’ introdotto da “a, per, in favore”. Complemento di svantaggio : risponde alle domande “a chi?/ che cosa? Per chi?/che cosa?” Esempio: il fumo nuoce alla salute. I risultati delle scorse elezioni furono negative per il rappresentante della nostra città. E’ introdotto da “a, per, in favore”.

Complemento di colpa : risponde alle domande “di quale colpa? Per che cosa?” Esempio: è stato incolpato per furto alla nuova gioielleria in centro. Siete stati accusati di truffa. E’ introdotto da “di, per”. Complemento di pena : risponde alle domande” a quale pena? A che cosa? Con che cosa?”.

Esempio: sarà condannato a due anni di reclusione. Furono arrestati con la pena di omicidio. E’ introdotto dalle preposizioni semplici “a, con”. Complemento di età : risponde alle domande “a quale età? A quanti anni? Di che età?”. Esempio: il mio amico ha 15 anni. E’ una persona sulla cinquantina. E’ introdotto da “a, di, su”.

Complemento di stima : risponde alla domanda “quanto?”. Esempio: la sua casa è stata valutata 150.000 €. Il mio gioiello è stimato molto. Complemento di prezzo : risponde alle doamnde “quanto? A quale prezzo?”. Esempio: vi è costato 190 €. Ha pagato il suo errore con una multa salata.

E’ introdotto da “a, con”. Complemento di misura : risponde alla domanda “quanto?”. Esempio: è un cane di 15 chili. Il balcone è lungo 3 metri. E’ introdotto dalla preposizione semplice “di”. Complemento di peso : risponde alla domanda “quanto?” Esempio: pesa 52 chili. Pesa parecchio. Complemento di estensione: risponde alla domanda “quanto?”.

Esempio: Il Po si estende/ è lungo per 652 chilometri. E’ introdotto dalla preposizione semplice “per”. Complemento di distanza : risponde alla domanda “a quale distanza?”. Esempio: Abitiamo in una villa a due passi dal centro. Complemento distributivo : risponde alle domande “quanti per volta/ciascuno? Ogni quanti?” esempio:Entrarono a due a due.

  • Ne prendemmo una per ciascuno.
  • E’ costato circa 20€ al pezzo.
  • E’ introdotto dalle preposizioni semplici “a, per”.
  • Complemento di rapporto : risponde alla domanda “tra/fra/con chi?” Esempio: si stipulò un accordo tra Spagnoli e Francesi.
  • E’ introdotto da “tra, fra, con”.
  • Complemento di relazione (detto anche accusativo alla greca): indica un modo di essere di solito riferito al soggetto.

Esempio: la spia, tese le orecchie, ascoltava la conversazione. Quel maleducato, alzato il dito medio, lo insultò. Complemento etico o pleonastico : esempio: mangiami l’arrosto! A me mi piace il gelato. Note • Sia il complemento d’agente che il complemento di causa efficiente possono essere costituiti dalla particella pronominale ne, quando significa da esso.

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Il complemento di specificazione può prendere il nome di: 1. complemento di specificazione possessiva, quando indica un possesso reale o figurato. Es.: il libro di Marco è sul tavolo.2. Complemento di specificazione attributiva, quando potrebbe essere sostituito da un attributo. Es.: nel periodo di autunno (autunnale) gli alberi perdono le foglie.3.

Complemento di specificazione dichiarativa (o epesegetica), quando indica con maggiore precisione il concetto espresso da un nome generico. Es.: la virtù della pazienza non è molto diffusa, oggi. • Spesso capita di trovare complementi di luogo con senso figurato.

Es.: Ho in testa mille idee. • Il complemento di luogo si chiama complemento di moto entro luogo circoscritto quando si compie un movimento ma si rimane in uno stesso luogo. Es.: La mosca volava nella stanza. • Per non confondere il complemento di causa con quello di fine o scopo basta pensare che il primo capita in precedenza dell’azione, mentre il secondo avviene dopo.

• Anche il complemento di allontanamento o separazione può essere espresso dalla particella pronominale ne. Es- Se ne liberò. • Il complemento di fine o scopo può essere introdotto anche da espressioni come: carta da lettera, cappello da uomo, sala da pranzo, occhiali da vista, blocco da disegno, cane da guardia, nave da guerra • Il complemento di modo o maniera può essere introdotto anche da espressioni come: spaghetti con il sugo, uova con il burro, pollo alla cacciatora, bistecca al sangue, gnocchi alla romana.

  • Il complemento di mezzo o strumento può essere costituito anche da espressioni come: barca a vela, a motore; cucitura a macchina, a mano; lavaggio a mano, a secco; verniciatura a fuoco, a spruzzo; motore a scoppio, a reazione, a turbina.
  • Il complemento di argomento può essere anche rappresentato dai titoli dei libri o dei capitoli di un libro o qualunque altro argomento inerente messaggi culturali o meno.

Es; Avete comprato un libro sulla preistoria, • Si considerano complementi di qualità anche alcune espressioni che non sono introdotte da nessuna preposizione: il volto pallido, i capelli bianchi, gli occhi azzurri. • Per accertarsi che il complemento in questione sia il complemento di limitazione basta premettere limitatamente a.

Quanti sono in tutto i complementi?

Lo Zingarelli ne contempla più di quaranta.

In che modo complemento?

Complemento di modo Il complemento di modo o di maniera indica il modo in cui avviene l’azione o si verifica la circostanza espressa dal verbo, E’ introdotta dalle prosizioni con, a, di, in, da, per e dalle locuzioni alla maniera di, a modo di ecc. Risponde alle domande: come? in quale maniera? in che modo?.

Esempio : – Tutti ascoltavano con attenzione – Abbiamo percorso a occhi chiusi tutto il sentiero. – Giovanni è arrivato di corsa. Il complemento di modo può inoltre essere costruito da un avverbio, in questo caso nell’analisi si puo usare l’indicazione “avverbio di modo”, oppure la dicitura complemento avverbiale di modo.

Esempio : Tutto si è svolto rapidamante.

Che analisi grammaticale?

Il che come congiunzione – Il “che” come congiunzione può introdurre diverse preposizioni subordinate: un fine, un paragone, una causa o in alternativa può specificare un oggetto. Due esempi: “Era così triste che si mise a piangere” oppure “So che non è facile”. Per individuare la funzione di congiunzione del che è necessario avere un minimo di conoscenza di analisi logica,

Che cos’è il complemento indiretto esempi?

I complementi indiretti o espansioni indirette si aggiungono alla frase minima per fornire informazioni relative a luogo, tempo, modo Si chiamano ‘ indiretti ‘ perché spesso sono introdotti da una preposizione; ognuno di essi risponde ad una domanda diversa. La mamma / legge / un libro / di poesie.

Dove in analisi grammaticale che cos’è?

Dove è un avverbio interrogativo.

Per chi per che cosa in analisi logica?

‘Per chi’, ‘per che cosa’ possono rispondere al complemento di causa e, quindi, indicano la persona o la causa per cui viene compiuta l’azione espressa dal predicato.

Come riconoscere i complementi diretti e indiretti?

I complementi: i complementi diretti Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo un elemento molto importante della frase: il complemento, Buona lettura! Prof. Anna Sappiamo già che la frase semplice è formata da un soggetto, che indica chi o che cosa compie l’azione, e da un predicato (verbo), che indica l’azione, per esempio: Marta (soggetto) mangia (predicato); i complementi si aggiungono al soggetto e al predicato per completare il significato della frase,

  • I complementi diretti sono chiamati così perché si legano direttamente al verbo, cioè senza l’ausilio di una preposizione.
  • I complementi indiretti sono chiamati così perché si legano indirettamente al verbo, cioè per mezzo di una preposizione.
  • Conoscere questa distinzione è molto importante, per esempio per l’uso delle preposizioni, oppure quando bisogna scegliere se usare un pronome diretto o indiretto.
  • I complementi diretti sono:
  • • il complemento oggetto
  • • il complemento predicativo del soggetto
  • • il complemento predicativo dell ‘ oggetto
  • Vediamoli insieme nello specifico.
  • IL COMPLEMENTO OGGETTO

Il complemento oggetto si usa solo con i verbi transitivi attivi e si unisce direttamente al verbo senza preposizione, risponde alla domanda “che cosa?”: Marco legge (→che cosa?) un libro ; o “chi?”: Lucia ha incontrato (→chi?) i suoi amici,

  1. Sappiamo che invece i verbi intransitivi non possono avere un complemento oggetto, ma solo complementi indiretti, se non siamo sicuri se un verbo è transitivo o intransitivo basta controllare sul dizionario; non c’è infatti una regola, i verbi sono per loro stessa natura transitivi o intransitivi.
  2. Può capitare che alcuni verbi intransitivi abbiano come complemento oggetto un sostantivo che ha la stessa base del verbo o presenta significato affine a quello del verbo, per esempio: vivere una vita lunga; dormire sonni tranquilli, “vivere” e “dormire” sono verbi intransitivi, ma in questo caso ammettono un complemento oggetto, in questo caso si parla di complemento oggetto interno,
  3. Il complemento oggetto può essere introdotto da una delle forme dell’articolo partitivo o dalle espressioni un po ‘ di, alcuni, qualche, si parla di complemento oggetto partitivo : ho comprato del caffè ; ho trovato alcune informazioni ; dammi un po ‘ d’ acqua ; prestami qualche libro,
  4. I COMPLEMENTI PREDICATIVI

Il complemento predicativo del soggetto è un nome o un aggettivo che si riferisce al soggetto e completa il significato del verbo. Sia il nome sia l’aggettivo sono concordati nel genere e nel numero con il soggetto. Il complemento predicativo del soggetto è introdotto da: • verbi copulativi : come sembrare, parere, diventare, apparire, rimanere, riuscire, risultare, nascere, morire ecc,: il tuo amico sembra simpatico ; la tua amica sembra simpatica ; Luca è rimasto impassibile ; le verifiche risultano difficili ; • le seguenti categorie di verbi passivi : appellativi ( essere chiamato, essere detto, essere soprannominato ecc.), elettivi ( essere eletto, essere nominato, essere proclamato ecc.) estimativi ( essere stimato, essere giudicato, essere ritenuto) effettivi ( essere fatto, essere reso) : Mario è stato eletto sindaco ; Linda è considerata onesta ; Alessandro è chiamato da tutti ” Sandro “.

Il complemento predicativo dell ‘ oggetto è un aggettivo o un sostantivo che completa il significato del verbo e si riferisce al complemento oggetto. Le stesse categorie di verbi che al passivo reggono il complemento predicativo del soggetto (appellattivi, elettivi, estimativi, effettivi) nella forma attiva reggono il complemento predicativo dell’oggetto: hanno eletto Mario sindaco ; molti considerano Linda onesta ; tutti chiamano Alessandro ” Sandro “.

ATTENZIONE ! I complementi predicativi, oltre a essere legati direttamente al verbo, possono essere introdotti da preposizioni, avverbi o locuzioni preposizionali (a, da, in, per, come, quale, in qualità di ecc.): hanno assunto Luca in qualità di responsabile ; Alessandro è conosciuto da tutti come ” Sandro “.

Qual è il complemento avverbiale?

Cos’è il complemento di modo o maniera? Il complemento di modo o maniera identifica il “come” viene compiuta un’azione o accade un fatto, Il complemento di modo è connesso al verbo reggente dalle preposizioni semplici di, a, da, in, con, per e le loro forme articolate,

  • Può essere introdotto anche dalle locuzioni alla maniera di, al modo di, ecc.
  • Per riconoscere il complemento di modo e distinguerlo dagli altri complementi introdotti dalle medesime preposizioni è necessario domandarsi se risponde alle domande “come?”, “in che modo?”, “in quale maniera?”,
  • Facciamo qualche esempio: Adesso ascoltatemi con attenzione ! Ha organizzato tutto di nascosto ; Giada si veste sempre con stile,

Questi casi non sono da confondere con i seguenti: Paolo ha viaggiato con il treno (si tratta di un complemento di strumento ); Paolo ha viaggiato con Giulio e Michele (questo è un complemento di compagnia); Paolo ha lasciato il suo zaino in auto (è un complemento di luogo e non indica il “modo” in cui si è svolta l’azione del verbo lasciare ).

Il complemento avverbiale di modo Parliamo di complemento avverbiale di modo quando il complemento viene formulato mediante un avverbio di modo, una locuzione avverbiale o un aggettivo con funzione avverbiale. Gli avverbi di modo sono: bene, male, lentamente, silenziosamente, attentamente, coraggiosamente, ecc.

Le locuzioni avverbiali sono: alla rinfusa, a malincuore, alla buona, a vanvera, ad arte, di buon grado ecc. Gli aggettivi con funzione avverbiale sono: forte, piano, chiaro, ecc. Facciamo qualche esempio: Il ghepardo si avvicinava lentamente alla gazzella; Non puoi lasciare sempre tutti i tuoi giochi alla rinfusa ; Fate piano : i bambini stanno dormendo.

Quali sono i complementi diretti esempi?

Diretti, se si legano all’elemento reggente direttamente, senza bisogno di preposizioni: Giorgio ha preso un bel voto; Marta è reputata un’ottima attrice.

Come riconoscere il complemento di causa?

Il complemento di causa Morivamo tutti di paura. “A causa di che cosa?” → complemento di causa. Il complemento di causa indica la causa, il motivo, la ragione di un’azione o di un fatto. Il complemento di causa presenta queste caratteristiche: •è introdotto dalle preposizioni: per, a, di, da, con e da locuzioni: a causa di, in conseguenza di, per via di.

Chi complemento oggetto esempio?

Complemento oggetto Questa voce o sezione sull’argomento linguistica non è ancora secondo gli, a migliorarla secondo le, Segui i suggerimenti del, Questa voce o sezione sull’argomento grammatica o quelle presenti sono insufficienti, Puoi aggiungendo citazioni da secondo le,

Il complemento oggetto o complemento diretto è, in, uno dei due tipi di nella tradizionale analisi della (l’altro è il ). Costituito da un (la, l’animale o la cosa su cui ricade direttamente l’azione espressa dal ), è di norma retto da un, Esso risponde alle domande: Chi? Che cosa? Il complemento oggetto completa, quindi, il significato del costituito sempre da un verbo transitivo attivo.

Esempi:

  • Ottaviano sconfisse Antonio (chi?).
  • Alessia ha portato un regalo (che cosa?).

La definizione, in sé utile, ha lo svantaggio di non distinguere il complemento oggetto dal, che in di solito viene espresso nello stesso modo.

Qual è il complemento oggetto esempi?

Complemento oggetto e complemento di termine: analogie e differenze – Una delle differenze fondamentali tra il complemento oggetto e quello di termine è che il primo non è mai preceduto da preposizioni, mentre il secondo è introdotto dalla preposizione A, semplice o articolata.

La mamma mi chiama, La mamma: soggetto; (Chi?) mi: complemento oggetto; chiama: predicato. Questa frase possiamo riscriverla come: La mamma chiama te. La mamma: soggetto; chiama: predicato; (Chi?) te: complemento oggetto.

Gli abbiamo regalato i giochi, (A chi?) Gli: complemento di termine; abbiamo regalato: predicato verbale; i giochi: complemento oggetto. Questa frase possiamo riscriverla come: Abbiamo regalato a lui i giochi, Abbiamo regalato: predicato; (A chi?) a lui: complemento di termine; i giochi: complemento oggetto.

Quali verbi non hanno il complemento oggetto?

Il Verbo, cos’è – Il verbo è la parte più importante del discorso; tuttavia non tutti i verbi hanno senso compiuto. Quindi, dal punto di vista del significato è necessario distinguere tra verbi copulativi e verbi predicativi. Verbi copulativi e predicativi : I verbi copulativi sono verbi che, pur essendo essenziali per la costruzione del discorso, devono legarsi a un nome o a un aggettivo per avere un senso compiuto; la loro funzione, perciò, non è quella di esprimere un’azione ben definita, bensì di legare il soggetto di cui si parla con il nome o l’aggettivo che ne indica lo stato o la condizione.

  1. I verbi predicativi sono verbi dotati di senso compiuto e indicanti azioni o stati di ogni genere.
  2. Verbi transitivi e intransitivi : All’interno dei verbi predicativi si distinguono i due generi fondamentali del verbo: transitivi, sono tutti i verbi che reggono o possono reggere un complemento oggetto.
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L’azione che esprimono passa direttamente dal soggetto che la compie all’oggetto che la riceve senza l’ausilio di preposizioni; intransitivi, sono tutti i verbi che non possono reggere un complemento oggetto. L’azione che esprimono non possa direttamente sull’oggetto ma con l’ausilio di preposizioni.

  • I verbi intransitivi, quindi, non possono essere seguiti da un complemento oggetto ma solo da complementi indiretti.
  • In pratica, la presenza del complemento oggetto, o la possibilità che ci sia ci indica che il verbo è transitivo.
  • Oltre ai verbi che sono solo transitivi o solo intransitivi, ne esistono altri che possono essere usati sia transitivamente sia intransitivamente; a seconda dell’uso, il significato del verbo cambia, o del tutto o almeno parzialmente.

Verbi attivi e passivi :; I verbi possono avere una forma diversa: la forma attiva, quando il soggetto del verbo compie l’azione; La forma passiva, quando il soggetto del verbo subisce l’azione. La forma attiva è registrata sempre sul dizionario, invece la forma passiva deve essere costruita.

  1. E’ possibile trasformare una frase da attiva in passiva se il verbo è transitivo e ha il complemento oggetto espresso.
  2. La trasformazione avviene così: il complemento oggetto diventa soggetto; Il verbo viene coniugato alla forma passiva; Il soggetto diventa complemento d’agente.
  3. La trasformazione è reversibile, cioè si può passare dalla forma passiva alla forma attiva.

I verbi transitivi possono avere sia la forma attiva sia la forma passiva. I verbi intransitivi hanno soltanto la forma attiva. Verbi riflessivi : I verbi transitivi hanno una terza forma oltre all’attiva e alla passiva: la forma riflessiva, nella quale il soggetto compie e nello stesso tempo subisce l’azione.

Come si fa l’analisi grammaticale di chi?

Il pronome parte 2/2 Classe 1 a della scuola secondaria di 1° grado

  • Pronome possessivo
  • Il pronome si dice possessivo quando sostituisce una persona o un animale o una cosa e ne indica chi la possiede.
  • Vi sono due sedie; questa è la mia,
  • mia = pronome possessivo in quanto indica che la sedia è posseduta da me.
  • I pronomi possessivi sono:
persona che possiede singolare plurale
maschile femminile maschile femminile
1 a singolare (io) mio mia miei mie
2 a singolare (tu) tuo tua tuoi tue
3 a singolare (egli, ella) suo sua suoi sue
1 a plurale (noi) nostro nostra nostri nostre
2 a plurale (voi) vostro vostra vostri vostre
3 a plurale (essi, esse) loro loro loro loro

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  • Il pronome possessivo concorda in genere e numero con il nome che sostituisce e non con la persona che possiede la cosa o l’animale.
  • Tra i vari mouse della vetrina ho scelto il mio,
  • Le scarpe sono tutte belle comprese le mie
  • Eccetto il pronome loro, tutti gli altri pronomi possessivi sono di prima classe, cioè variano in genere e numero; invece loro è invariabile come genere e come numero.
  • Altri pronomi possessivi sono proprio e altrui,
  • Io penso ai miei interessi e Alessandra ai propri,
  • Io penso ai fatti miei e Federico a quelli altrui,
  • Il possessivo proprio è di prima classe, cioè varia in genere e numero; invece altrui è invariabile come genere e come numero.
  • Pronome dimostrativo
  • Il pronome si dice dimostrativo ( questo, codesto, quello ) quando sostituisce una persona o un animale o una cosa e ne indica la posizione nello spazio rispetto a chi parla e a chi ascolta.
  • Nell’usarlo occorre fare la distinzione rispetto alla persona che parla e la persona che ascolta.
  • Si usa il dimostrativo “questo” quando il sostantivo che sostituisce si trova vicino alla persona che parla o scrive.
  • Tra due libri interessanti scelgo questo.
  • questo = vuol dire che il libro si trova nelle mani o vicino a chi parla o scrive
  • Si usa il dimostrativo “codesto” quando il sostantivo che sostituisce si trova vicino alla persona che ascolta.
  • Tra le merendine che hai nel tuo zaino prendi codesta alla marmellata.
  • codesta = vuol dire che la merendina si trova nelle mani o vicino a chi ascolta e lontano da chi parla o scrive.
  • E’ preferibile utilizzare questo o quello invece di codesto,
  • Si usa il dimostrativo “quello” quando il sostantivo che sostituisce si trova lontano dalla persona che parla o scrive.
  • Molti monitor sono in bianco e nero ma quello è a colori.
  • quello = vuol dire che il monitor ( schermo del computer ) si trova lontano da chi parla o scrive.
  • Altri pronomi dimostrativi sono stesso e medesimo,
  • Tra i vestiti del mio guardaroba ho scelto lo stesso di ieri.
  • Le idee politiche di mio padre e mia madre sono le medesime,
  • Pronome indefinito
  • Il pronome indefinito indica in modo generico la quantità del nome che sostituisce senza indicarla in modo preciso; oppure indica in modo generico la qualità del nome che sostituisce senza indicarla in modo preciso.
  • I bambini stanno in palestra: alcuni giocano a pallone.
  • alcuni = pronome, indefinito, di prima classe, maschile, plurale.
  • Sono pronomi indefiniti di quantità: alcuno, ciascuno, diverso, nessuno, molto, poco, parecchio, qualche, tanto, troppo, tutto, certo, diverso, vario, tale, altro, niente, nulla, alcunché, qualcuno, qualcosa, ognuno, uno, chiunque, ecc.
  • Ho comprato la carne e ne ho mangiato molta,
  • molta = pronome, indefinito, di prima classe, femminile, singolare.
  • Degli studenti universitari non tutti sono giovani ma certi sono anziani.
  • tutti = pronome indefinito, di prima classe, maschile, plurale.
  • certi = pronome indefinito, di prima classe, maschile, plurale.
  • I pronomi indefiniti: molto, poco, tanto hanno anche il superlativo assoluto.
  • positivo superlativo assoluto
    molto moltissimo
    poco pochissimo
    tanto tantissimo

    ul>

  • Dell’acqua bevuta ogni giorno moltissima è minerale.
  • moltissima = pronome indefinito, di prima classe, superlativo assoluto, femminile, singolare.
  • Ho comprato tanta carne e ne ho mangiato pochissima,
  • pochissima = pronome, indefinito, di prima classe, superlativo assoluto, femminile, singolare.
  • Pronome relativo
  • Il pronome si dice relativo ( che, il quale, cui, dove, donde, ecc.) quando sostituisce un sostantivo e si trova subito dopo di esso senza segni di punteggiatura.

    1. Ti ho dato un libro che è stupendo.
    2. che = pronome relativo, usato al posto di libro.
    3. Il pronome relativo “che” viene usato solo come soggetto o complemento oggetto e senza preposizioni; sostituisce sia nomi maschili che femminili, sia nomi singolari che plurali.
    4. Ti ho dato un libro che è stupendo.
    5. che = pronome relativo, usato come soggetto al singolare.
    6. Il libro che ti ho dato è stupendo.
    7. che = pronome relativo, usato come complemento oggetto al singolare maschile.
    8. Ti ho dato un libro che è stupendo.
    9. che = pronome relativo, usato come soggetto al singolare maschile.
    10. La tastiera che usi è nera.
    11. che = pronome relativo, usato come complemento oggetto al singolare femminile.
    12. Le tastiere che si vendono sono ergonomiche.
    13. che = pronome relativo, usato come soggetto al plurale femminile.
    14. Il pronome relativo “quale” viene usato sia come soggetto, sia come complemento oggetto e sia per qualunque complemento; viene di solito preceduto da un articolo o da una preposizione articolata; il singolare è quale, sia per il maschile che per il femminile; il plurale è quali, sia per il maschile che il femminile.
    15. Ti ho dato un libro il quale è stupendo.
    16. quale = pronome relativo, usato come soggetto al singolare maschile.
    17. Ti ho dato un libro nel quale si parla di sport.
    18. quale = pronome relativo, usato come complemento di stato in luogo, usato al singolare maschile.
    19. Le tastiere con le quali lavoro sono ergonomiche.
    20. quali = pronome relativo, usato come complemento di mezzo, al plurale femminile.
    21. Il pronome relativo “cui” viene usato solo come complemento indiretto, preceduto di solito da un articolo o da una preposizione; resta invariato come genere e come numero e si usa sia per il maschile che per il femminile, sia per il singolare che il plurale.
    22. Ti ho dato un libro in cui si parla di sport.
    23. cui = pronome relativo, usato come complemento di stato in luogo, usato al singolare maschile.
    24. Google è un motore di ricerca i cui difetti sono noti.
    25. cui = pronome relativo, usato come complemento di specificazione, al singolare maschile.
    26. Le tastiere con cui lavoro sono ergonomiche.
    27. cui = pronome relativo, usato come complemento di mezzo, al plurale femminile.
    28. Il pronome relativo “chi” viene usato sia come soggetto, sia come complemento oggetto e sia per qualunque complemento;è riferito solo a nomi di persona; resta invariato come genere e come numero e si usa sia per il maschile che per il femminile, sia per il singolare che il plurale.
    29. Chi scrive è un noto autore.
    30. chi = pronome relativo, usato come soggetto, al singolare maschile.
    31. Dimmi con chi vai!
    32. chi = pronome relativo, usato come complemento di compagnia,con significato sia maschile che femminile, sia singolare che plurale.
    33. Il pronome relativo “dove” viene usato come complemento di stato in luogo; resta invariato come genere e come numero e si usa sia per il maschile che per il femminile, sia per il singolare che il plurale.
    34. La casa dove abito è spaziosa.
    35. dove = pronome relativo, usato come completo di stato in luogo, al singolare femminile.
    36. Il pronome relativo “donde” viene usato come complemento di moto da luogo; resta invariato come genere e come numero e si usa sia per il maschile che per il femminile, sia per il singolare che il plurale.
    37. Le montagne donde ha origine sono altissime.
    38. donde = pronome relativo, usato come complemento di moto da luogo, al plurale femminile.
    39. Dimmi con chi vai!
    40. chi = pronome relativo, usato come completo di compagnia,con significato sia maschile che femminile, sia singolare che plurale.
    41. Attenzione

    Il ” che polivalente ” è un grosso errore grammaticale, che viene portato a giustificazione di errori, nell’uso del pronome relativo. Molti scrittori antichi hanno compiuto dei madornali errori grammaticali nei loro scritti, tra cui anche Dante e Manzoni; nessuno è perfetto.

    Giustificare queste grosse sviste nell’uso del pronome relativo, aggiunge al danno la beffa. Cioè Cicerone e Dante sono le cause prime e incorreggibili del principio arabo della bugia, che si vuole a tutti costi diffondere anche nella lingua italiana. Alcuni politici, che sono a capo di famose enciclopedie, che nel 900 erano scritte da Giovanni Gentile, il quale era un letterato diventato politico, e non viceversa, chiamano questi madornali errori nell’uso del pronome relativo col nome altisonante di “che polivalente”, portando a pretesto che sia stato usato da uomini illustri nei secoli scorsi.

    A mio parere, occorre smettere di far leggere ai giovani gli scritti di simili autori dei secoli passati, anche perché non sapevano scrivere in italiano, nonostante qualcuno, come per esempio il Manzoni, abbia cercato di correggere i propri errori grammaticali e di sintassi, ma non vi è riuscito del tutto.

    • Di questi libri quale stai leggendo?
    • quale = pronome interrogativo, di seconda classe, maschile, singolare
    • Che stai facendo?
    • che = pronome interrogativo, femminile, singolare.
    • Pronome esclamativo

    Il pronome esclamativo ( quale, quanto, che, ecc.) è quello che sostituisce un sostantivo nelle esclamazioni (periodi che terminano con un punto esclamativo “!” ).

    1. Quanti ne ho di euro nel mio portafoglio!
    2. quanti = pronome esclamativo, di prima classe, maschile, plurale.
    3. Guarda questo disegno: che bello!
    4. che = pronome interrogativo, maschile, singolare.
    5. Pronome numerale
    6. Il pronome numerale ( uno, due, tre, primo, secondo, ecc ) è quello che sostituisce un sostantivo che indica la quantità esatta di cose o di animali o di persone.
    7. Di queste caramelle ne mangio tre,
    8. tre = pronome numerale, femminile, plurale.
    9. La squadra per la quale io tifo si trova al terzo posto mentre quella per la quale fu fai il tifo al secondo,
    10. secondo = pronome numerale, maschile, singolare.
    11. Distinguiamo quattro specie di pronomi numerali: numerali cardinal i, numerali ordinali, numerali moltiplicativi e numerali frazionari,
    12. Il pronome numerale cardinale ( uno, due, tre, ecc ) indica le quantità esatte.
    13. Di queste caramelle ne mangio tre,
    14. tre = pronome numerale cardinale, femminile, plurale.
    15. Il numerale cardinale può essere scritto o in cifre ( 3, 5, 1000 ) oppure in lettere (tre, cinque, mille).
    16. Il numerale cardinale è invariabile come genere ma è plurale di numero eccetto il numero uno che è singolare ma ha sia il maschile che il femminile.
    17. Di gelati ne mangio uno solo.
    18. un o = pronome numerale, cardinale, maschile, singolare.
    19. Di aranciate ne bevo una sola.
    20. una = pronome numerale, cardinale, femminile, singolare.
    21. Il pronome numerale ordinale ( primo, secondo, terzo, ecc ) indica l’ordine del posto occupato in una classifica.
    22. Riguardo ai posti la prima squadra di calcio si trova al primo,
    23. primo = pronome numerale, ordinale, maschile, singolare.
    24. Il pronome ordinale è variabile come genere (maschile e femminile) e come numero ( singolare e plurale ).
    25. Il pronome moltiplicativo ( doppio, triplo, quadruplo, ecc ) indica il numero di volte da moltiplicare una certa quantità.
    26. Di libri ne ho il doppio,
    27. doppio = pronome numerale, moltiplicativo, maschile, singolare.
    28. L’aggettivo moltiplicativo è variabile come genere (maschile e femminile) e come numero ( singolare e plurale ).
    29. Il pronome frazionario ( un terzo, due quarti, tre quinti, ecc ) indica il denominatore ( la parte di sotto ) di una frazione matematica.
    30. Di prosciutto ho comprato un quinto,
    31. quinto = pronome numerale, frazionario, maschile, singolare.
    32. Il pronome frazionario è variabile come genere (maschile e femminile) e come numero ( singolare e plurale ).
    33. Analisi grammaticale
    See also:  Alimenti Che Assorbono I Gas Intestinali?
    pronome specie genere numero
    alcuni pronome indefinito maschile plurale
    che pronome relativo maschile o femminile singolare o plurale
    questi pronome dimostrativo maschile singolare o plurale

    ul>

  • L’analisi grammaticale si fà indicando la specie, il genere e il numero del pronome.
  • chi = pronome relativo, maschile, singolare.
  • diversi = pronome indefinito, maschile, plurale.
  • prof.
  • 2021

    Chi pronome?

    Il pronome CHI è un pronome misto: CHI= colui che. È formato da un pronome dimostrativo e da un pronome relativo. ATTENZIONE! La posizione del pronome relativo CHE è molto importante: si mette il più vicino possibile al nome che sta sostituendo oppure va usato in modo da non creare confusione.

    Qual è il complemento di causa efficiente?

    Esempi –

    Cappuccetto Rosso è accarezzata dal vento, La nonna è presa dalla zampa del lupo. Cappuccetto Rosso è spaventata dai denti del lupo.

    Quando l’azione è compiuta da un ente animato (una persona, un animale o una cosa personificata) si parla di complemento di agente, Secondo le grammatiche scolastiche, risponde alla domanda da che cosa?, ad opera di che cosa?, Appartiene alla categoria dei complementi indiretti,

    Cosa sono i complementi oggetti Partitivi?

    PARTITIVO, COMPLEMENTO in “La grammatica italiana”

    • PARTITIVO, COMPLEMENTO
    • Nell’analisi logica, il complemento partitivo è un complemento indiretto che indica l’insieme all’interno del quale si trova l’elemento di cui si parla.
    • È introdotto dalle preposizioni ➔, ➔.
    • Può dipendere da diversi elementi:
    • – da un sostantivo o da un avverbio che indica quantità

    Un etto di prosciutto Se solo potessi avere un po’ dei tuoi soldi ! – da un pronome interrogativo Quale tra quelle è la tua automobile? – da un pronome indefinito Ho appena finito di stirare alcune delle camicie di tuo padre – da un pronome numerale Ventotto dei pazienti ricoverati – da un aggettivo al grado superlativo relativo Nicola è il meno simpatico della sua compagnia di amici.

    Qual è il complemento di specificazione?

    La stanza di Marco è disordinata. Di chi? → complemento di specificazione. Il complemento di specificazione specifica, qualcosa del nome, dell’aggettivo o del verbo a cui si riferisce. Il complemento di specificazione presenta queste caratteristiche:

    è introdotto dalle preposizioni di, semplice o articolata (dello, dei ecc.)

    risponde alla domanda “di chi?” “di che cosa?”

    Esprime significato di possesso, appartenenza.

    può essere retto da nomi, aggettivi, verbi.

    può essere costituito da nomi e da pronomi ma anche da avverbi e da altre parti del discorso usate in funzione di nome. Es: La prova di oggi è dura. = avverbio. Anticamente la cultura era privilegio dei ricchi. = aggettivo sostantivo.

    Come riconoscere tutti i complementi?

    Dettagli Scritto da Moioli L. Categoria: Didattica Mappe Pubblicato: 05 Febbraio 2015 Visite: 649448 Dopo aver trattato l’ analisi logica riferendoci alle parti fondamentali della frase: soggetto e predicato. Oggi continuiamo questo “viaggio” esaminando i COMPLEMENTI, Iscriviti alla nostra Fan page Studiare i complementi non è un’attività di poco conto, in quanto anzitutto sono davvero numerosi e, in secondo luogo, generano spesso confusione poiché alcuni sono molto simili tra loro, Solitamente per riconoscere un complemento basta analizzare la domanda cui risponde il nostro sintagma (es. ” di Andrea ” -> risponde alla domanda ” di chi?”/”di che cosa? ” per cui è il complemento di specificazione ), ma talvolta più di un complemento risponde alla stessa domanda. Come fare allora? Soprattutto nel caso di ragazzi dsa, i quali non riusciranno a memorizzare tutti i complementi previsti dalla sintassi italiana, è necessario ricorrere ad una mappa didattica che riassuma i complementi stessi corredandoli di relativa domanda e di un esempio pratico. Quest’ultimo è fondamentale in quanto permette all’alunno di confrontare la frase da analizzare con quella proposta nella mappa e capire così se si è riusciti o meno ad individuare il complemento corretto. Proprio per rispondere a questa esigenza vi propongo le mappe che seguono. Clicca sulle mappe per vederle a pieno schermo Per info, chiarimenti e suggerimenti contattare: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Guarda le altre mappe: Mappe didattiche: Grammatica, Conosciamo il VERBO Oggi parliamo di una delle parti del discorso più difficile da comprendere, riconoscere e soprattutto analizzare: il VERBO ! Da parlanti nativi di lingua italiana utilizziamo questa categoria grammaticale con naturalezza, coniugando opportunamente i verbi, senza renderci conto della difficoltà che tale operazione presenta: come tutte le lingue neolatine, anche l’italiano propone infatti una vasta gamma di irregolarità ! Per capire tali difficoltà basta pensare a quante persone, ormai adulte, continuino ancora oggi a sbagliare nell’utilizzo del modo congiuntivo, che viene spesso confuso e sostituito con il condizionale. Cosa significa dividere un numero per un altro? Come si fa a ripartire una quantità in un numero preciso di “gruppi”? Per farlo occorre imparare l’ultima delle operazioni fondamentali: la divisione, Come spiegato nell’ articolo precedente, moltiplicazione e divisione sono due operazioni particolarmente complesse, in quanto presuppongono ragionamenti particolarmente complicati.

    Per questo risulta difficile per uno studente DSA riuscire ad applicare correttamente queste operazioni entro lo svolgimento di un problema. Senza addentrarci entro il grande mondo dei problemi matematici, limitamoci ad osservare che la principale difficoltà che uno studente incontra nello svolgimento delle divisioni (e in tal senso mi riferisco a tutti gli studenti, non solo a quelli con disturbi specifici dell’apprendimento) è la memorizzazione dei passaggi che permettono la corretta risoluzione dell’operazione.

    A maggior ragione se questa è una divisione a due cifre. Mappe didattiche: Grammatica, come studiare il NOME Buongiorno! Eccoci oggi ad analizzare la seconda parte variabile del discorso : il NOME ! Come le altre categorie gramamaticali anche lo studio del nome presenta varie difficoltà, soprattutto a livello di memorizzazione, in quanto i “sottogruppi”, se così possiamo chiamarli, in cui si divide sono molteplici.

    Oltre dunque a comprendere il significato della categoria stessa, ad esempio ” nome alterato “, è necessario ricordare le varie tipologie in cui questa si presenta, ovvero diminutivo, vezzeggiativo, accrescitivo e peggiorativo. Memorizzare questi termini così lontani dall’uso comune risulta difficile per qualunque bambino, a maggior ragione se egli presenta disturbi specifici dell’apprendimento,

    Mappe didattiche: Grammatica, l’ARTICOLO Viste le numerose rischieste questa volta non ci applicheremo alla matematica, bensì alla grammatica ! Inauguriamo questa sezione con una mappa relativa alla prima parte del discorso : l’ ARTICOLO Anche nello studio della grammatica gli studenti DSA possono incontrare ostacoli, non tanto a livello di comprensione, quanto piuttosto di memorizzazione.

    Articoli, nomi, aggettivi, verbi.tutte categorie che si ramificano al loro interno in tipologie di volta in volta diverse. Occorre dunque fornire un’adeguata misura compensativa che permetta agli studenti di riconoscere immediatamente la categoria grammaticale di ciascuna parola, e che ne favorisca un’analisi rapida ed efficace.

    La misura compensativa che risponde a questa necessità è senza dubbio la mappa didattica ! Mappe didattiche: Grammatica, ESEMPI DI ANALISI LOGICA Abbiamo introdotto, in merito all’ analisi logica, la spiegazione circa il soggetto, il predicato e i vari complementi, Iscriviti alla nostra Fan page Può capitare però che qualche studente, nonostante l’ausilio di mappe come quelle proposte in precedenza, fatichi a mettere in pratica quanto appreso e necessiti uno schema che lo guidi nel corretto svolgimento dell’analisi logica. Oggi cominciamo ad occuparci di una nuova materia; la geometria e lo facciamo introducendo un argomento che viene affrontato sin dalla scuola elementare: gli ANGOLI, Mappe didattiche: Matematica, La moltiplicazione e le sue proprietà Ancora immersi in questo clima di feste natalizie, torniamo a parlare dell’utilizzo delle mappe didattiche come strumento di supporto a tutti gli studenti,in particolar modo quelli DSA, Essendo entrati nel ” ciclo della matematica “, vediamo di affrontare la terza operazione fondamentale: la moltiplicazione.

    E’ bene premettere che solitamente addizione e sottrazione vengono apprese senza troppe difficoltà, mentre con la moltiplicazione e la relativa operazione inversa, ossia la divisione, tutto si complica. Questo accade perchè entrano “in gioco” elementi come i raggruppamenti e le ripartizioni che richiedono meccanismi logici molto più complessi rispetto a quelli che si utilizzano nella somma o nella differenza.

    Provate voi stessi; se chiedete ad un bambino di trovare il perimetro di un quadrato, sia che egli sia in 4° elementare o in 3° media, la risposta che probabilmente vi darà è ” lato+lato+lato+lato ” e non ” lato x 4 ” ; questo perchè, ovviamente, l’addizione risulta più intuitiva rispetto alla moltiplicazione. Eccoci di nuovo a parlare di matematica, come spiegato nell’articolo riguardante l’addizione, per un ragazzo DSA la maggiore difficoltà consiste nel interiorizzare quei procedimenti che permettono un corretto svolgimento dell’operazione. Con la sottrazione la situazione si complica ulteriormente perchè molto spesso capita di dover eseguire calcoli come ” 7-9 ” che richiedono il cosiddetto “cambio”, cosa che però un bambino DSA fatica anzitutto a riconoscere (poichè per lui “7-9” è uguale a “9-7″), ma soprattutto a risolvere, poichè difficilmente ricorderà le tappe del procedimento. Riprendiamo a parlare di inglese (che abbiamo da poco introdotto in merito al verbo ” to be ” e ” have got “), e lo facciamo analizzando quest’oggi un argomento di difficile memorizzazione per i bambini dsa: gli AGGETTIVI E PRONOMI POSSESSIVI, Iscriviti alla nostra Fan page Questo argomento non presenta grosse difficoltà di comprensione, ma piuttosto, risulta difficile memorizzare ciascun aggettivo e pronome, poiché sono tra loro molto simili, e in secondo luogo, perché emergono distinzioni che nella lingua italiana non sono presenti (es. Oggi analizzeremo la quarta parte del discorso (abbiamo finora visto articolo, nome e verbo): l’ AGGETTIVO, Solitamente questo argomento viene facilmente compreso dai bambini, in quanto non presenta grandi difficoltà. Il tutto si complica però con l’introduzione del pronome (di cui parleremo più avanti) che essendo uguale nella forma, ma diverso nella funzione, all’aggettivo, porta ad un po’ di confusione. Torniamo a parlare di inglese e, dopo aver introdotto il verbo ” to be ” nell’articolo precedente della nostra rubrica, ci concentriamo oggi su un altro pilastro: il VERBO HAVE GOT. In inglese il verbo “have got” viene usato per indicare il possesso di un oggetto (es. I genitori, e talvolta anche gli insegnanti, sono spesso convinti che imparare procedimenti meccanici, come lo svolgimento delle addizioni, sia un gioco da ragazzi. Questo perchè “una volta che hai imparato a farne una, hai imparato a farle tutte!” Purtroppo però la realtà dei fatti è che uno studente DSA, in particolar modo discalculico, fatica a memorizzare il procedimento stesso, per cui ogni operazione risulta completamente diversa dalle altre e di conseguenza ha costante necessità di qualcuno che gli suggerisca passo dopo passo quello che deve fare.